Ma

Recordings

ma

Collaboration with Luigi Turra

901 Editions (IT)
44’03”
Cat.No. 9ED012
CD + Debossed Insert Card + Digital
Edition of 200 
Released 3rd July 2020

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Liner Notes

Fabio Perletta and Luigi Turra’s Ma marks their first collaboration. The project began with Turra inviting Perletta to re-work his piece "Texture.Vitra" (Koyuki, 2008), a sound study featuring recordings collected at various architectural spaces designed by Japanese architect Tadao Ando. The resulting three pieces were crafted in an attempt to perform an active dialogue between Tadao Ando’s aesthetic principles and sonic practice. 

The album unfolds as a temporal, environmental experience of a non-existent space. The kanji 間 (Ma) represents a crucial concept in various Japanese practices including music and architecture, referring to notions of space and time (between things), distance, pause, interruption, and relationship. Its meaning is wide and changes depending on the context: it can be the temporal element between two notes for a musician, the concept of void and the perception of architectural space between the inside and outside.

The interweaving of these notions forges a “sense of place”, expressed by playing with the interrelationship of sonic elements, and sets up parallel dualities between object/space and time/space. A sound source—as sound itself—is the extent of time and runs through a space, which seems to be often empty and silent. The apparent stillness of the space is interrupted by several sound events, which resonate with materials and surfaces thus interacting with the architecture. Ma makes the immaterial act a central element, allowing sounds to dwell within it, assuming various forms. Sounds of wood, rocks, pebbles, and cement coexist with silence, which permeates our inner dimension at a subjective level. This alternation defines a new listening space, inviting the listener to experience time in a non-linear way, giving plenty of room for reflection, memory, contemplation, and a sense of waiting.

Nevertheless, the aim of the work is not to document the sound of architecture, but rather to suggest a space within the space, the rediscovery of one's inner time within an outer time. Turra and Perletta focus on the raw beauty of accidental sounds, such as “a wall that violently breaks a space” (Ando). Ma's sounds celebrate the austerity of Ando's geometric shapes, concrete elements, and the striking light effects of architectural details. Perletta and Turra emphasise emptiness, fragility, simplicity in a changing interplay between presence and absence, tactility, and immateriality revealing new (auditory) dimensions.

Credits

Composed between 2016 and 2020.
Thank you to Gaia Martino, Richard Chartier, Dale Lloyd, Tadao Ando.
Designed by Mote Studio

Reviews

Strettamente connesso alla cultura giapponese è anche il lavoro di Fabio Perletta e Luigi Turra, in cui si stabilisce una correlazione diretta fra le componenti materiche del suono e le strutture progettate dall'architetto Tadao Ando. Come spiegato dagli stessi autori, "il kanji Ma rappresenta un concetto cruciale in varie pratiche giapponesi... Il suo significato e ampio e cambia a seconda del contesto: il Ma è l'elemento temporale tra due note in musica, il concetto di vuoto e la percezione dello spazio tra interno ed esterno in architettura." Rielaborazione di un vecchio lavoro di Turra ("Texture.Vitra", pubblicato nel 2008) basato sul trattamento di alcune field recordings effettuate nel padiglione per le conferenze progettato da Ando nel campus Vitra, a Weil am Rhein in Germania, l'album si articola in tre sezioni caratterizzate da suoni che rifrangono nello spazio architettonico per rinascere a nuova vita, in forma di entità organiche dotate di proprio respiro e peculiare fisicità. 

Massimiliano Busti, Blow Up #266–267



Rimaniamo in casa Mote con la prima collaborazione tra Fabio Perletta e Luigi Turra all’insegna dell’omaggio a Tadao Ando. Come sempre, nel caso dei due sound artist, si parte dall’assenza di suono, cercando man mano il dialogo con quanto ci circonda, nel caso particolare, le architetture disegnate da Ando e ciò che al loro interno può colloquiare con lo spazio. Il silenzio che ne deriva, il lento processo che prevede l’uso del minimalismo uditivo come procedura necessaria all’approccio, gli echi che si espandono assorbiti dal cemento della struttura, portano necessariamente ad un’astrazione nella quale poter individuare lo spazio di vuoto assoluto. Affascinante.

Mirco Salvadori, Rockerilla #479–480



ITA
Se si potessero tradurre in una sola parola le fessure recise da Lucio Fontana nella tela, i pregnanti silenzi nelle partiture del collettivo Wandelweiser, le ampie interlinee che danno respiro a una poesia, questa sarebbe ma (間), termine giapponese che riunisce le diverse accezioni di uno “spazio negativo”, l’assenza che completa la forma e la funzione di un oggetto, un luogo, un’idea.

L’omonimo progetto di Fabio Perletta e Luigi Turra, come gran parte della produzione a marchio 901 Editions, guarda alla filosofia e alle arti giapponesi per ristabilire un dialogo creativo tra il fisico e l’intangibile, tra l’essenzialità estetica e il limpido orizzonte del pensiero.

Qui entra in gioco un altro nume tutelare come l’architetto Tadao Ando, emblema di una logica sottrattiva che rivendica il valore della semplicità formale senza alcuna rinuncia in termini di eleganza (ben prima che lo stile minimalista diventasse un ennesimo status symbol): “Mi piace sondare fino a che punto l’architettura può ricercare la funzione e poi, quando la ricerca è compiuta, fino a che punto può essere separata dalla funzione. La significanza dell’architettura risiede nella distanza tra essa e la funzione”. (*)

Sono spunti necessari, questi, per fare esperienza consapevole della discreta sound art del duo italiano, che pur nell’approccio riduzionista si mantengono sempre prossimi alla dimensione tattile e uditiva del mondo reale.
Un’esplorazione che ha inizio dai field recordings effettuati da Turra presso alcuni edifici progettati da Ando, e già alla base del suo progetto solista Texture.Vitra (Koyuki, 2008): placidi rivoli d’acqua, terrecotte e metalli grezzi risonanti, fruscii e folate di vento tra spoglie navate di cemento; una fenomenologia elementale che, nel randomico avvicendarsi di sorgenti acusmatiche, ci restituisce gli echi di un luogo immaginario abbandonato ma non privo di identità, un santuario di cui è la natura, in apparenza, a riprendere tacitamente il controllo, e nel quale il gesto fisico accetta di annullarsi per mezzo di una radicale e devota mimesi sonora.
Solo nel terzo movimento si fanno strada dei passi lenti e rispettosi della quiete circostante – un room tone che sembra aver trattenuto l’ombra di anime e riti secolari, imprigionati nell’inapparenza di un eterno presente.

Ideale complemento al recente Jisei di Vittorio Guindani, ma 間 accresce ulteriormente il senso di una poetica sonora che a ragione può definirsi essenziale in senso etimologico: il tempo infinito del verbo ‘essere’ come spazio ipotetico di una costante indeterminazione, una forma di vita unitaria e insieme massimamente plurale, ignara e indipendente dall’azione e dalla finitezza umana.

(*) Tadao Ando, “The Emotionally Made Architectural Spaces of Tadao Ando”, The Japan Architect, no. 276, aprile 1980, pp. 45-46 [trad. mia]

ENG
If we could translate in just one word the fissures cut by Lucio Fontana in the canvas, the pregnant silences in the scores of the Wandelweiser collective, the wide line spacing that gives breath to a poem, that would be ma (間), a Japanese term that brings together the different meanings of a “negative space”, the absence that completes the form and function of an object, a place, an idea.

The homonymous project by Fabio Perletta and Luigi Turra, like much of the production under the 901 Editions imprint, looks at Japanese arts and philosophy to re-establish a creative dialogue between the physical and the intangible, between aesthetic essentiality and the limpid horizon of thought.

Here comes into play another tutelary deity such as architect Tadao Ando, emblem of a subtractive logic that asserts the value of formal simplicity without any renunciation in terms of elegance (well before the minimalist style became yet another status symbol): “I like to see how far architecture can pursue function and then, after the pursuit has been made, to see how far architecture can be removed from function. The significance of architecture is found in the distance between it and function”.

These are a few necessary insights in order to experience consciously the discreet sound art of the Italian duo, that despite their reductionist approach always remain close to the tactile and auditory dimension of the real world.
An exploration that takes its cue from field recordings made by Turra inside some buildings designed by Ando, ​​and already at the core of his solo project Texture.Vitra (Koyuki, 2008): placid streams of water, resonant pottery and rough metals, hissing gusts of wind among bare concrete aisles; an elemental phenomenology which, in the random alternation of acousmatic sources, brings us the echoes of an imaginary place abandoned but not devoid of identity, a sanctuary of which nature appears to tacitly regain control, and in which the physical gesture agrees to erase itself by means of a radical and devoted sound mimesis.
Only in the third movement do slow and respectful footsteps make their way – a room tone that seemimgly retained the shadows of centuries-old souls and rites, imprisoned in the unappearance of an eternal present.

An ideal complement to Vittorio Guindani’s recent Jisei, ma 間 further increases the meaning of a sound poetics that can rightly be defined as essential in an etymological sense: the infinitive form of the verb ‘to be’ as a hypothetical space for constant indeterminacy, a life form both unitary and plural, unaware and independent of human action and finitude.

(*) Tadao Ando, “The Emotionally Made Architectural Spaces of Tadao Ando”, The Japan Architect, no. 276, April 1980, pp. 45-46

Michele Palozzo, Esoteros



Concept complexe japonais, lié à l’espace et au temps, dans de multiples disciplines telles que la musique ou l’architecture, MA 間 est le titre du premier album entre Fabio Perletta (fondateur de l’excellent label 901 Editions) et Luigi Turra.

L’osmose des deux compositeurs est parfaite, créant un espace sensoriel à la mobilité tactile, chargé de silences et de pauses, de sonorités organiques et de volupté spatiale.

On est littéralement entrainé dans les méandres des trois compositions, blocs d’électroacoustique aimantés, traversés de turbulences venteuses et de déchirures en granit, de bribes vocale hantées et de frottements inquiétants.

La fragilité flirte avec une certaine puissance rocailleuse, limant les angles pour se libérer d’un monde trop petit, cherchant à ouvrir les trous qui dépassent du vide.

Oeuvre saillante aux caresses boisées et aux griffures abruptes, MA 間 marie les matières, donnant naissance à un cosmos abyssal penchant du coté de mondes parallèles aux spirales obsédantes. Vital.

Roland Torres, Silence And Sound



901 Editions released another two fine records on July 3. In these two releases, scintillating textures meet with microtonal sounds and musical philosophies become as real and as solid as physical, in-real-life architecture.

Fabio Perletta and Luigi Turra’s debut collaboration, Ma, is rooted in Japanese culture. Turra invited Perletta to rework his piece ‘Texture Vitra’ – a sound study composed of recordings from various architectural spaces, all of which were designed by Japanese architect, Tadao Ando – but this piece of music became a catalyst for something on a larger scale. The piece was an attempt to ‘perform an active dialogue between Ando’s aesthetic principles and sonic practice’.

In the same way, Ma explores the concepts of architecture and its influence on sound, and how sound can affect, shape, and adapt to its surroundings. This architectural entity doesn’t exist in the physical world; it isn’t a tower or a venue or a stadium or a concert hall or a dilapidated concrete block or a skyscraper or a bank or an office or a city hall. The space is only brought to life in the presence of music; the music gives birth to the space. Although music remains auditory, it affects the physical environment. Frequencies shatter glass. Vibrations alter the physical world. This is a place where sound sculpts a space.

Ma represents a concept to be found in multiple Japanese practices and disciplines, including music and architecture, wherein notions of space, time, dimension, distance, pause, interruption, and relationship are explored and investigated, and how these areas converse with and intertwine with music. Sudden gaps appear, as if dropping the listener through a floor, and other areas light up with an unfolding expanse of airy sound; a space empty apart from the sounds within (so not really empty at all, then). Ma is an indication and an exposing of the micro and the macro, the monumental and the restrained – a limitless chasm or the tiniest, in-between sound of silence as one note ends and the other is yet to make an appearance. The playfulness of music is still intact, and this is by no means a scientific record. Ma is experimental, but it has a solid, fundamental, and undeniable doctrine behind it: the concepts spread themselves out, and they’re far-reaching.

So-called ‘accidental sounds’ are embraced and left in the recording. Interactions between the sounds and the surrounding space are also investigated – and the music creates a sense of place where one is absent and not physically existing – until the music begins to mould one. The music occupies the physical space and creates an entirely new space within the familiar one, folding itself over the old and the seen and overtaking it with an unseen – but audible – construction; something that can’t be physically grasped but is rendered to be real and tangible, all the same. Presence and absence, the immaterial gaining a foothold and holding more of the listener than that which can be grabbed or touched, Ma uses the sounds of real objects and intertwines them with the invisible frequencies of music, both of which are real and present but occupy different spheres. It is capable of opening eyes and ears to the universality of sound and space, and their connected nature, which is both unifying and contrasting. They cannot be split apart, separated, or divided – both in conflict and resting in perfect, harmonic flow, as old as the Big Bang and – who knows? – perhaps even outdating it.

James Catchpole, Fluid Radio



Con Ma 間 di Fabio e Luigi, l’azione si svolge per stanze indefinite. Un passaggio continuo da uno spazio all’altro. Illogico e imprevedibile. Porte disposte in orizzontale, finestre sul pavimento, piccoli oggetti in assenza di gravità. E in ogni stanza una presenza, sempre di spalle e le poche che accennano l’atto di volgere il capo verso il visitatore inatteso, nel momento prima di intravederle, ci si ritrova all’improvviso in un’altra stanza. Senza aver svelato un’identità o aver scorto lineamenti ed espressioni. I silenzi necessari sono il momento in cui ritrovi davanti ad una porta, prima di aprirla, nessun passo ancora per entrare in un bianco sempre differente e che si alza verso un soffitto infinito, dato proprio da quella dissolvenza nel non colore. Stanza dopo stanza, presenza dopo presenza, indefinito per indefinito, questo enorme contenitore di possibili incontri diventa un oggetto da rigirare tra le mani e ogni rumore che produce è dato dai nostri gesti curiosi, come a voler comprendere quello che solo l’approccio verso un gioco segreto può contenere. Cosa ci sarà mai all’interno? Sicuramente qualcosa da non capire ad ogni costo se bisogna applicarsi contro la propria volontà. Torniamo a quella grande libertà.

Tibero Faedi, Silent Radio

Sono le 11 di sera, sul lungomare inglese in bassa marea, quindi silente, e mi metto a cercare gli occhiali da sole. Siamo all’inizio della terza traccia di questo incredibile disco/rompicapo e appaiono per la prima volta, nitide, due voci umane insieme, a tentare persino un dialogo. Ci sono tracce di vita sul pianeta MA. Quasi un bagliore di luce. È per quello che, senza che me ne renda conto, mi sono messo a cercare i miei occhiali da sole. Alle 11 di sera, cribbio.
Il primo progetto a quattro mani tra Perletta e Turra ha richiesto ben 4 anni di lavoro e cresce in maniera vertiginosa ascolto dopo ascolto. Tutto quello che sembra “impro” al primo giro, diventa col tempo il tassello di una costruzione perfetta. Una cura maniacale per ogni suono, ma è quella di un lavoro tecnico che a noi ascoltatori fa spiccare il volo, non implodere. È un viaggio tra rumore bianco, grigio, scale sospese, terrazze sull’eternità, cunicoli di sopravvivenza. Ispirati direttamente da un tipo di architettura nipponica che è anche uno stile di vita, Perletta e Turra fondono la loro passione e conoscenza del Giappone in un disco affascinante, che non ti dà mai punti di riferimento e, anzi, cambia di continuo i punti cardinali di vuoti, di pieni, di tracce di vita e di strutture fatte per contenere la vita di tutti i giorni. Più lo ascolti, più ci trovi cose nuove, e ti rimescola le carte nella testa.
Quando mi è stato chiesto “il tuo disco ambient dell’anno so far?”, ho detto questo senza pensarci un attimo. Definire ambient questo disco, però, è molto limitativo, a mio parere.

Da ascoltare in totale silenzio. Regalatevi tre quarti d’ora, ogni tanto, eddai. Specie l’ultima traccia, dove mura, echi, silenzi e parole di umanoidi ex-umani prima di varie catastrofi naturali e sociali finiscono per fondersi in un unico flusso con naturalezza e in maniera ineluttabile, visti i tempi che corrono. Non è certo una sorpresa, ma arriva proprio dal Giappone, rivisto con occhi e orecchi italiani, la ricetta giusta per l’armonia tra architettura e vita co-stretta.

Diego Favrin, The New Noise



IL PERSONAGGIO. A tu per tu con il compositore di musica elettronica residente a Schio. 
Così l'architettura di Ando può modellare i suoni. Tra spazio e tempo.

Particolarmente consigliato il lavoro del 2020 a quattro mani col sound designer Fabio Perletta a titolo "Ma 間” e ispirata all'architetto Tadao Ando (di cui si ricorda una prestigiosa esposizione in Basilica Palladiana nel 1994): "L'opera documenta il rapporto esistente tra suono e spazio architettonico e come questo rapporto possa influire sul suono stesso quando viene ospitato in particolari spazi - precisa il compositore - Molti dei suoni che fanno parte dell'album sono stati registrati all'interno degli spazi progettati da Ando e quindi modellati lentamente nel tempo. Riguardo il titolo, il kanji 間 (Ma) incarna un concetto cruciale in varie pratiche giapponesi tra cui musica e architettura, riferendosi a nozioni di spazio e tempo (tra le cose), distanza, pausa, interruzione e relazione. Più pragmaticamente l'album rappresenta un'esperienza di ascolto quieta e atmosferica che trova nelle penombre presenti negli edifici di Ando il suo corrispettivo sonoro". Quanto alle proprie connessioni con la spiritualità nipponica Turra precisa: "La principale connessione è la riflessione sul concetto di vuoto, concetto che non intendo come semplice assenza ma come elemento positivo ed efficace sostanza del pieno. Nell'estetica giapponese, ad esempio in pittura, è molto più determinante lo spazio rispetto alle configurazioni corporee. Questo costituisce una grande influenza nel mio lavoro, fondamentalmente perché il mio background è più legato alle arti visive rispetto alla musica. È sempre il vuoto a garantire che ogni forma sarà valorizzata e presa in considerazione; esso rappresenta lo sfondo in cui si stagliano gli elementi, nel mio caso i suoni, che in tal modo vengono messi in evidenza anche quando sono sottili e incorporei".

Filippo Bordignon, Il Giornale di Vicenza



L’esperienza sensoriale di Ma 間

Composto a quattro mani da Fabio Perletta e Luigi Turra, Ma 間 è un lavoro di fine sound art e sperimentazione, pubblicato il 3 luglio da 901 Editions. L’essenzialità dei suoni e delle forme rispecchiano l’amore in comune che i due artisti hanno per l’architetto nipponico Tadao Ando. Il minimalismo del giapponese con le sue forme pure ed essenziali, sono il punto di partenza delle tre produzioni firmate dal duo.

L’album vuole essere un’esperienza che trascende dal concetto del tempo per creare uno spazio inesistente. È qui che i due avvalendosi di field recordings enfatizzano con l’uso degli elementi naturali la forza delle forme pure proprio come nella fase di Ando dedicata al cemento e alla luce.
I suoni organici diventano materici, l’uso della pausa crea un gioco tra interno ed esterno, tra spazi vuoti e silenziosi, interrotti solamente dalla sorgente sonora. Il suono è quindi l’estensione del tempo e dello spazio, ricercando la bellezza in quelli crudi e accidentali. Si ha così la sensazione di toccare con mano gli elementi naturali sottolineandone la fragilità e la loro semplicità, di venire a contatto con i vuoti e quel rigore geometrico che esprime “una spazialità evocativa di un mondo interiore tipicamente giapponese”.

Si passa così dalle atmosfere rarefatte di “I” dove Fabio Perletta e Luigi Turra erigono un muro di cemento fatto di suoni lenti e ruvidi. “II” è una suite impro di frammenti sonori ricchi di luce con i quali i due esplorano una struttura immaginaria facendoci cogliere gli spazi interni ed esterni. Con “III” vengono accentuati i silenzi e i rumori in un equilibrio perfetto di contrasti per una traccia ricca di registrazioni sul campo.

Ma 間 è una forte esperienza sensoriale, un lavoro dal grande rigore architettonico che riesce a condurre l’ascoltatore in uno stato di contemplazione. Perletta e Turra non vengono meno alla poetica compositiva del maestro Ando celebrandone le forme geometriche e gli elementi per ottenere un lavoro che verte sul concetto di presenza-assenza.

Mario Ariano, Radioaktiv



L’essenzialità della forma semplice e rigorosa che diviene complesso spazio profondamente evocativo, uno spoglio ambiente accuratamente disegnato per essere cassa di risonanza delle emozioni di chi lo attraversa. Trasmette una disarmante forza immaginifica, l’architettura di Tadao Andō, un senso di quieta sacralità in cui convivono in perfetto equilibrio la virtuosa interiorità del Sol Levante e un’inclinazione verso la tecnologica tipicamente occidentale. Dall’amore condiviso verso l’opera del maestro giapponese prende le mosse la prima collaborazione tra Fabio Perletta e Luigi Turra.

A dare l’avvio a questo inedito connubio è stata la rimodulazione, richiesta da Turra a Perletta, di un vecchio studio sonoro costruito a partire da estratti ambientali catturati nel padiglione delle conferenze progettato da Ando per il campus Vitra a Weil am Rhein. Da tale materia, allineati dalla comune fascinazione per la cultura dell’estremo oriente e da una affine inclinazione per il suono minimo che infrange il silenzio, i due artisti italiani distillano una vibrante traiettoria sensoriale capace di dare forma all’esplorazione di una struttura immaginaria, definita dall’asimmetrica alternanza di espanse pause e vivide risonanze, che mutuano il virtuoso confronto tra pieno e vuoto, luce e ombra.

Diviso in tre dilatati movimenti, il tracciato risultante è un silente fluire di stille dalla consistenza tattile che percorrono lo spazio misurandolo e conferendogli palpabile matericità, un lento e ponderato susseguirsi di frammenti tettonicamente ruvidi, fluidamente luminosi e algidamente lucenti, che rinfrangendosi nell’assenza trovano contemporaneamente piena definizione di sé e dell’ambiente che descrivono dando origine a una perfetta sovrapposizione tra esterno e interno, tra contenuto e contenitore.

Quello plasmato dal duo è suono che descrive un ipotetico visibile e il suo inafferrabile portato emozionale, spingendo la pratica dell’ascolto verso una dimensione assoluta e contemplativa sempre più profonda e totalizzante.

Peppe Trotta, Ondarock



Knowing Fabio Perletta and Luigi Turra’s profound understanding of the relationships connecting sound, silence and space, I’m not surprised to see the fruits of a shared admiration for Tadao Andō as the recorded officialization of their teamwork. Indeed, many years ago Turra made recordings in the Vitra Seminar House of Weil am Rhein (Germany), designed according to the Japanese architect’s principles; this led to his 2008 release Texture.Vitra (Koyuki). Upon Turra’s request, Perletta took that material and reworked it for this project.

Being aware of the inherent proximity of absolute stillness and roaring noise, I always bear in mind how disparate types of environment can wholly mutate the refractions and ultimate consequences of a specific sound in relation to the perceiving subjects. By focusing solely on a “ceremonial” dimension, we would get a deceiving perspective on this record. This seems to occur quite frequently when Japan is directly or indirectly involved: in those instances, for someone, everything MUST resonate in impeccable fashion, precisely defined even in randomness, blindly following a predefined logic typically associated to cut-rate Zen references. No alternative interpretations whatsoever.

In truth, Ma 間 does explore silence as a container of transient acoustic events. However, it’s also an investigation of timbre and dynamics informed by an extreme variability. The reactions may depend on several factors, including the timbral personality of a given emission. The ears can be left on standby in utter muteness for interminable instants; comforted by the stretching of muffled reverberations; stunned by abrupt outbreaks; intrigued by anomalous equalizations of normality; disturbed by something coming across as a mere amplification of the quotidian. This includes processed fragments of voices, as well as unidentified objects whose resonance is somehow familiar. If anything, we find ourselves closer to musique concrete than witnessing an obsequious sonic celebration of enforced philosophies.

In essence, your attentiveness is needed, and not just for a single spin. A classic sleeper which grows on you with the passage of time, Ma 間 wasn’t born for categorization and – god forbid – has nothing to do with “ambient”. Think instead of a cross-section of sensations derived from human or mechanical components, flowing into the listening area and identifying the attendants, ultimately adapting to the individual receptivities. The judgment of the merits, in this case, is practically useless. Having said that, the assembling talents of Perletta and Turra are indisputable, and that class is felt from the first minute to the last.

Massimo Ricci, Touching Extremes



ENG The synogram 間 (Ma), a minimal unit of meaning used in Japanese writing, expresses a decisive concept for numerous artistic and philosophical practices, referring to the notion of the space and time between things, focusing on the void more than the substance, returning to the value of pauses, of intervals. In music, attention to such voids not only has contemporary or Western relevance, as some might believe. Much has been said about pauses, about silence, in other historical and cultural contexts. Here it is in the oriental tradition that is engaged. Fabio Perletta and Luigi Turra, musicians both fascinated by the Zen approach and the work of the architect Tadao Ando, ​​decided to re-adapt a seminal sound study by Perletta, whose sounds were collected right in the conference pavilion designed by Ando for the Vitra campus in Weil am Rhein. The research is developed through three compositions, unravelled according to the senses of the places explored, with the sounds of woods, rocks, pebbles and concrete, all materials preferred by Ando, ​​who is particularly appreciated for his essential and evocative style. The sounds coexist with silences and are well-finished, intense and charismatic; the intent is to let oneself be engaged by architectural suggestions, alluding to the character of the spaces in an absolutely free and poetic way. If Ando’s style is said to create a “haiku” effect, emphasising the void and the empty space to represent the beauty of simplicity, similarly Perletta and Turra begin from rather sparse and basic samples, but manage to emotionally involve the listener in a path of a thousand abstractions and titillations. Other inspirations seem to come from the combination of traditional elements and modernist aesthetics, from an almost artisanal attention to detail and a hyper-controlled definition, all hallmarks of Ando’s poetics that seem to be engaged in this album. As the aesthete Fulvio Carmagnola once said, “the forms become in a certain sense illustrations, semi-opaque of an activity of thought that accompanies them. Adherent beauty, as the result of a project, even if it is a celibate project, detached from the register of practical ends “.

ITA Il sinogramma 間 (Ma), unità minima di significato utilizzata anche nella scrittura giapponese, estrinseca un concetto decisivo per numerose pratiche artistiche e filosofiche, riferendosi alle nozioni di spazio e di tempo tra le cose, focalizzando l’attenzione sul vuoto più che sul resto, restituendo alle pause, agli intervalli, il loro effettivo valore. In musica l’attenzione a tali relazioni trova immediata importanza e non solo in area contemporanea, come taluni potrebbero erroneamente credere, perché sulle figure di pausa, sul silenzio, molto è stato detto anche in altri contesti storici e culturali. È nella tradizione orientale tuttavia che questa concettualizzazione viene esaltata e Fabio Perletta e Luigi Turra, musicisti entrambi affascinati dall’approccio zen e dall’opera dell’architetto Tadao Ando, hanno deciso di riadattare un seminale studio sonoro di Perletta, i cui suoni furono raccolti proprio nel padiglione delle conferenze progettato da Ando per il campus Vitra a Weil am Rhein. Sono tre le composizioni lungo le quali si snoda la ricerca, dipanate assecondando i sensi dei luoghi esplorati, con suoni di legni, rocce, ciottoli e cemento, materiali d’elezione per Ando, che è particolarmente apprezzato per il suo stile essenziale ed evocativo. I suoni convivono con i silenzi e sono curatissimi, intensi e carismatici, l’intento è quello di lasciarsi solo attraversare dalle suggestioni architettoniche, alludendo al carattere degli spazi in maniera assolutamente libera e poetica. Se lo stile di Ando si dice crei un effetto “haiku”, enfatizzando il nulla e lo spazio vuoto per rappresentare la bellezza della semplicità, similmente anche Perletta e Turra partendo da catture auditive piuttosto scarne e basilari, riescono a coinvolgere emotivamente l’ascoltatore in un percorso dalle mille astrazioni e titillamenti. Altre ispirazioni sembrano provenire dall’accostamento di elementi tradizionali ed estetica modernista, da una cura dei dettagli quasi artigianale e da una definizione iper-controllata, tutti segni distintivi della poetica di Ando che sembrano infusi anche in questo album. Come diceva l’esteta Fulvio Carmagnola “le forme diventano in un certo senso illustrazioni, semi-opache di un’attività di pensiero che le accompagna. Bellezza aderente, come il risultato di un progetto, anche se si tratta di un progetto celibe, slegato dal registro dei fini pratici”.

Aurelio Cianciotta, Neural



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